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1006km con lo standard cirrus-03 maggio 2016

Obbiettivi

I due grandi obbiettivi di quest’anno erano: volare per 1000km e ottenere il diploma FAI dei 750km. Questi due obbiettivi sono maturati dopo il volo di 800km liberi del giugno scorso. Questa esperienza mi ha fatto capire che con determinate condizioni meteorologiche, diventa fattibile volare grandi distanze anche con alianti modesti. Lo sentivo che si poteva fare qualcosa di più con lo Standard Cirrus, perché durante quel volo avevo commesso molti errori di valutazione che non mi avevano permesso di accumulare molta distanza la mattina. Appena atterrato sapevo già dove e come potevo migliorare, così durante l’inverno ho provato a pianificare il volo. L’idea era quella di aggiungere, ad un volo di 750km a farfalla, altri due segmenti, per ottenere il diploma FAI e allo stesso tempo archiviare l’obbiettivo dei 1000km liberi.

Task

All’inizio della stagione non ero più tanto convinto che fosse possibile combinare i 1000km liberi con il tema dichiarato di 750km, ero arrivato ad un bivio e decisi di mettere delle priorità. Mi sono chiesto quale obbiettivo volevo “assolutamente” raggiungere quest’anno e visto che non avevo più volato delle insegne FAI dal 2013, decisi di optare per l’ottenimento del diploma. Con il primo tema di 750km che avevo pianificato, non potevo raggiungere contemporaneamente i due obbiettivi, perché era posizionato malamente per ottenere una buona ripartizione della distanza su tutti i segmenti disponibili in OLC. In effetti a inizio stagione avevo paura di mettere i punti di virata troppo distanti e quindi di non riuscire a chiudere il tema. L’idea non era del tutto sbagliata, perché qualora non si sarebbe potuto continuare dopo il Passo del Tonale, i punti di virata sarebbero stati vicini e avrei ottenuto almeno il diploma.

Ma la possibilità che capitino due giornate buone, per raggiungere questi due importanti obbiettivi separatamente, era scarsa, perciò decisi di ragionare in modo diverso, cercando di combinare il tutto in un solo volo. Dopo un’attenta analisi, decisi di creare dapprima il mio tema, secondo le regole dell’OLC, di 6 segmenti per volare i 1000km e partendo da quello ricavare il tema a 4 Leg per ottenere il diploma FAI. Per semplicità, per non perdere tempo e per non volare inizialmente un segmento troppo corto, decisi di spostare lo start point che inizialmente era a Masera, nelle vicinanze di Locarno e di allontanare gli altri due punti di virata verso est. Ho modificato la task in continuazione nei giorni antecedenti al volo, anche prima di partire ho cercato di ottimizzarla al meglio. Il risultato era un tema su tre punti di virata: Cles, Pizzanco, Folgarida. Scegliere il punto di partenza è stato difficile, per lasciare un buon margine di manovra in caso di una condizione sfavorevole, decisi di prendere un punto in mezzo alla valle Morobbia, il ragionamento non faceva una piega, ciò nonostante sorvolarlo e partire è stato difficile.

Meteo

La task non l’ho pianificata secondo le previsioni, ma secondo una condizione meteo ben precisa che avevo in testa, il vento doveva soffiare da nord-ovest tutto il giorno, se possibile creando dinamica e nessuna onda, mentre le termiche dovevano essere forti a tutte le quote. Il volo in onda non l’ho considerato e non lo considero un opzione per voli con alianti di classe club, per via dell’intensità del vento che continua ad aumentare, man mano che si sale in quota, il rischio molto semplicemente è di non più avanzare. Si erano appena chiusi i campionati italiani ad Alzate e subito la differenza di pressione tra nord e sud è aumentata a favore del favonio da nord, potevo scegliere tra tre giorni e per compiere un volo così lungo e stancante volevo prendere il giorno migliore, sapevo che il giorno dopo non avrei avuto le forze di volare ancora per 12 ore. Lunedi il vento sarebbe stato orientato troppo da est, mentre mercoledì la differenza di pressione sarebbe diminuita, così come il vento, la termica invece sarebbe stata molto forte, ma senza cumuli. 

Martedì mi sembrava il giorno che più si adattasse al mio modello. La differenza di pressione tra nord e sud sarebbe stata di 6 hpa e sarebbe aumentata ancora di più nel pomeriggio, fino a raggiungere in serata un picco di 12hpa. Il vento da nord avrebbe cambiato intensità e direzione durante il giorno, come si vede nelle cartine seguenti. La mattina le correnti sarebbero provenute prevalentemente da nord e nord est, su tutta la Valtellina non ci sarebbe stato vento fino al passo dell’Aprica. Alle 1200 il vento sarebbe calato per poi tornare più tardi con un nuovo orientamento e una nuova forza. Fino alle 1600  le correnti sarebbero state più forti a basse quote e dopo un vento da nord-ovest sarebbe entrato tra il Ticino e il monte Rosa e avrebbe continuato ad aumentare di intensità a tutte le quote avvolgendo anche il resto del territorio.

Le termiche invece sarebbero state forti tutto il giorno, già dalla mattina presto, inoltre secondo i modelli ci sarebbe stato un forte sovrasviluppo con degli eventuali rovesci. Anche i modelli della nuvolosità prevedevano qualche zona d’ombra qua e là. Mi sembrava strano visto che il favonio è conosciuto per asciugare la massa d’aria,  ma non mi sono scoraggiato e mi sono concentrato sui piccoli dettagli della task. Le previsioni possono dare un’idea, ma bisogna saper prendere le decisioni giuste e valutare le condizioni meteo correttamente e concretamente durante il volo.

03 maggio 2016

Sono sempre stato del parere che “chi dorme non piglia pesci”. Alle 0600 ero in piedi e alle 0630 sono arrivato in aeroporto, sapevo che il trainatore sarebbe arrivato dopo le 0800 e lo sentivo che sarebbe stata una grande e lunga giornata. Ho avuto abbastanza tempo per preparare l’aliante, per andare al briefing dei militari, per controllare ancora una volta le previsioni meteo e per apportare le ultime modifiche al tema. Mi ero prefissato di decidere dove andare a sganciare solo al mattino, dopo aver analizzato i valori meteorologici attuali, ma in testa avevo già due varianti: quella in termica al Sassariente, oppure quella in dinamica al Corgella. Al Matro c’erano 50km/h di vento da nord, quest’aria che si sarebbe incanalata nella val Rivera, avrebbe sicuramente creato correnti ascensionali al Corgella e al Camoghé. Dopo aver inserito la task in XCSOAR e dopo aver controllato che la distanza finale combaciasse con l’obbiettivo, alle 0850 ero pronto al decollo. Dopo lo sgancio al Corgella la dinamica era più scarsa di quanto aspettato, il vento spirava debole da nord est e i pendii erano quindi mal esposti. Dopo essere salito lentamente fino a 2300m, ho potuto dare il primo sguardo alla Valtellina che era immersa nella foschia.

L’idea di partire verso la Valtellina così basso non mi piaceva, decisi di andare verso il Gesero in cerca di una termica di sottovento per salire ad almeno 2800m, ma trovai solo molte discendenze. Questa piccola esitazione mi ha fatto perdere solo tempo, ma mi ha reso più motivato e aggressivo, se volevo fare i 1000km dovevo partire. Mi sono detto tra me e me: “salgo e mi butto in Valtellina, li avrò più chance di alzarmi e di spostarmi”. Il Ticino con il vento da nord può essere demotivante e imprevedibile, dopo 30 minuti ero nuovamente al Corgella, alle 0945 dopo essere risalito a 2200m ho varcato la frontiera. Posizionare il punto di partenza in mezzo alla valle è stato un grosso errore, avrei dovuto sceglierlo sulla cresta, ma in volo non si poteva più cambiare, fortunatamente mentre scappavo dalle discendenze ero riuscito a sorvolarlo. Varcata la frontiera l’aria era completamente diversa, lungo il costone che porta al Bregagno, sono salito fino a 2300m prima di attraversare il lago di Como verso il Legnone.

Sul Lago di Como il vento soffiava, ma guardando avanti cominciavo a dubitare, la foschia era veramente alta in Valtellina e a mio parere, era troppo presto per trovare delle termiche. Se si vogliono fare grandi voli, qualche piccolo rischio va preso, chiaramente senza pregiudicare la sicurezza. Se volevo fare quello che avevo nella testa, l’unica cosa che potevo fare, era continuare a volare guardando avanti e senza perdere molto tempo. 

Sono arrivato al Legnone a 1800m, la dinamica non era forte, più avanti sul costone ho agganciato la prima vera termica, anche se era molto debole sono salito fino a 2400m. Visto che stavano cominciando ad apparire i primi cumuletti, decisi di seguirli.

A rendere il compito molto difficile, oltre al velivolo poco performante, c’erano la quota di lavoro e l’orografia della parte sud della Valtellina. La parte sud della Valtellina è composta da molte valli orientate nord-sud, non si riusciva a salire molto, la quota massima era 2600m, quindi era molto difficile continuare a saltare le creste. I pendii inoltre non sono ben esposti al sole, quindi non sempre era possibile trovare una corrente per salire. A sud di Sondrio non ho potuto continuare e sono dovuto uscire verso il centro della valle. 

Nella posizione in cui ero non potevo trovare molte termiche, perché stavo volando nella zona d’ombra. Nel frattempo  sul lato nord si stavano formando dei bei cumuli, così decisi di attraversare la valle. Sul versante sud non c’era vento, tuttavia quando sono arrivato sui pendii a nord di Teglio a 1800m, mi sono fatto travolgere da una condizione di sottovento. 

In quella zona le correnti provenivano ancora da nord e c’era molta discendenza. Grazie al Carpe Diem, sono riuscito a prendere un rotore, molto stretto e turbolento, sono salito fino in base e prima di partire verso il Passo del Tonale ho tirato un sospiro di sollievo. Erano le 1100 e finalmente anche le termiche si stavano svegliando. 

Ho continuato verso il passo dell’Aprica, era difficile decidere su che versante delle valli volare, in quella zona sembrava esserci vento da nord abbastanza forte. Inizialmente volevo passare il Tonale stando sui pendii nord, ma nonostante i cumuli la termica era ancora inaffidabile, inoltre avevo bisogno di seguire delle linee portanti. Sopra Edolo sono nuovamente salito in base con una termica da 2 m/s, dopo essere stato scarrocciato in mezzo alla valle, l’attraversata più corta sarebbe stata verso il monte Aviolo, quindi decisi di cambiare i miei piani e di continuare sui pendii sopravvento.

Le termiche stavano cominciando a dare il giusto ritmo al volo, prima di passare il Tonale sono salito in base a 3200m, non c’era ancora molta aria portante, così a sud di Vermiglio sono stato costretto a salire nuovamente in base. Una strada di cumuli si era messa tra me e il primo punto di virata a Cles, perché non seguirla, così ho attraversato verso il versante nord della valle di Sole.

Sotto la strada di cumuli, i primi valori da fondo scala, ho potuto volare fino al primo punto senza più dover girare e seguendo la linea più diretta.

Alle 1200 ho sorvolato Cles, il primo segmento è stato molto impegnativo, ho dovuto cambiare diverse volte versante e ho dovuto girare molte termiche deboli. Ho impiegato circa 3 ore, per percorrere i primi 158km chilometri con una velocità media di 55km/h. Stavo volando decisamente troppo lentamente per fare i 1000km, ma la qualità delle termiche stava decisamente migliorando, sapevo che avrei dovuto spingere sulla barra fino alle 2000, per recuperare il tempo perso.

Dopo l’esperienza positiva dell’andata decisi di volare ancora sul versante nord, appena ripreso il pendio a 2400m sono salito in base con una termica da 3m/s e ho continuato sotto la strada di cumuli. Non sembrava esserci vento da nord, quindi non mi sembrava il caso di ritornare sul versante sud.

Più mi avvicinavo al Tonale e più le termiche erano deboli e rotte, per risparmiare tempo decisi di non girarle. Mi stavo già pentendo di aver scelto il lato nord, ma adesso ero troppo basso per attraversare la valle, d’altronde i pendii dove stavo volando erano meglio esposti al sole e avrei avuto più chance di trovare qualcosa. 

Mentre attraversavo il passo del Tonale, il vento da nord si faceva sentire. Non potevo fare molto in quella situazione e dovetti convivere con le discendenze fino a dopo il passo. Dopo questo ulteriore errore di valutazione decisi che una volta salito, avrei volato unicamente sui pendii sopravvento per il resto del volo, con o senza dinamica.

Dopo il Tonale a 2200m ho riagganciato un 3m/s, inizialmente avevo cercato la termica lungo il pendio, ma un’aquila mi ha fatto capire che l’ascendenza si trovava sul centro valle, già prima avrei dovuto capirlo e leggere meglio il cielo, magari avrei trovato qualche linea portante in più. Una volta in base ho continuato direttamente verso la Valtellina.

Fuori dalle termiche l’ago dell’anemometro era perennemente a 150 km/h, ero messo sottopressione dallo scorrere del tempo, cercavo solo termiche da 2.5 m/s, ma erano ancora difficili da trovare. Decisi di restare più sul centro valle, ma risultò essere la via meno portante. Molto probabilmente sarei stato più veloce sulla cresta principale più a sud, ma avevo scelto quella via e non volevo perdere tempo per alzarmi con una termica troppo debole, così cercai di tirare direttamente fino al Legnone. 

Sono arrivato al Legnone a 1900m, ma le ascendenze non erano forti come sperato. Non potevo più continuare, un po’di quota la dovevo fare per tornare in Ticino senza problemi. Ho dovuto lavorare molto sul pendio prima di trovare un valore decente. A 2500m sono partito verso il Bregagno e la Svizzera, stranamente in Italia non c’era ancora vento da nord, un po’me lo aspettavo, in quella fascia oraria erano previste correnti molto deboli.

Alle 1315 sono ritornato in Ticino e si cominciavano a intravedere i primi cumuli sovrasviluppati, ma non era un sovrasviluppo verticale, come annunciato, bensì orizzontale. I cumuli si espandevano lateralmente e creavano grosse zone d’ombra. Sui costoni non c’era ancora molta dinamica, o almeno non quanta mi aspettavo, così decisi di andare direttamente al Monte Tamaro.

Al Tamaro ho agganciato un 3 m/s e l’ho tenuto fino in base. Con quella termica avevo trovato la via d’uscita più rapida da quel tipo di volo basso che avevo condotto per tutta la Valtellina, potevo finalmente vedere le cose da un'altra prospettiva e avere un miglior margine di manovra.

Ho attraversato verso la val Vigezzo. Al Gridone la dinamica era ancora debole e c’era molta ombra, non essendo basso decisi di continuare direttamente fino al Togano che era soleggiato e che solitamente offre ascendenze migliori. 

Al Togano sono salito a 2600m prima di partire in planata verso il secondo punto di virata a Pizzanco, situato nella valle di Bognanco a ovest di Masera.

Ho planato sul centro valle per entrare nella zona d’osservazione, non avendo trovato nessuna linea portante, con un’ampia virata mi sono messo sul versante sud. Anche lì non ho trovato molto, così ho deciso di tornare direttamente in val Vigezzo. Sopra Pizzanco alle 1410 ho chiuso la seconda Leg di 223km volata a 100km/h, adesso che avevo preso il buon ritmo non potevo mollarlo, d’altronde dopo 5 ore di volo non ero neanche a metà strada.

Sono arrivato al Togano a 2000m, invece di girare nella dinamica più forte, ho esitato e mi sono spinto troppo verso est. Per non tornare indietro e perdere tempo decisi di salire fino a 2400m con una corrente più debole. 

Il Gridone era completamente in ombra, ciò nonostante sono riuscito a trovare una termica da 3 m/s. Prima di continuare e attraversare il lago Maggiore sono salito a 2600m. 

Dopo alcuni tentativi qua e là, le termiche mi sembravano più deboli rispetto all’andata, così decisi di continuare diretto fino al Camoghé. Erano quasi le 1500 e sotto alcuni cumuli si cominciavano a intravedere i primi rovesci. Prima di saltare in Italia ho fatto qualche spirale, ma sono salito poco, la vera quota l’ho fatta al Bregagno. Prima di attraversare il lago di Como, sono salito a 2600m con un’ascendenza da 2,9m/s.

Già sopra il lago di Como si cominciava a intravedere lo sbarramento avanzato che con precipitazioni nevose ad alta quota, stava cominciando ad oscurare la Valtellina. L’anno scorso avrei detto: “torniamo indietro che tanto è inutile”, ma questa volta decisi di continuare, tanto, se fosse andato storto, sarei potuto atterrare a Sondrio.

Prima di continuare verso le alpi Orobie sono salito in base al Legnone con un termicone da 3,8 m/s. Più continuavo verso est, più le basi dei cumuli cominciavano a degenerare e ad abbassarsi. Dovevo cercare di salire il più alto possibile prima di entrare nella zona d’ombra, così al monte Cadelle, sono salito nuovamente in base a 2600m anche se l’ascendenza era più debole.

La zona d’ombra era molto estesa, con 2600m non sarei andato comunque da nessuna parte. Prima di gettare la spugna decisi di provare a seguire i pendii che sembravano stare al mio gioco. Nevicava, ma sono riuscito a continuare il volo in dinamica, seguendo la cresta principale delle Alpi Orobie. Le ascendenze non erano fortissime, ma mi permettevano di tenere la quota. Certe volte però non riuscivo a saltare direttamente nella valle seguente e dovevo fermarmi a salire. Pian pianino verso est si cominciavano a intravedere i primi raggi di sole, la fine di questo tunnel, cominciato all’altezza di Sondrio, sembrava essere tra il passo dell’Aprica e Edolo.  

Dopo il passo dell’Aprica c’era effettivamente il sole. Lungo la strada ho provato a cercare qualcosa sotto i cumuli, ma non c’era ancora niente per cui valesse la pena fermarsi. Sono arrivato a Edolo a 2700m, decisi di attraversare direttamente verso il passo del Tonale, dove sembrava esserci stato più sole e i cumuli sembrava che avessero un aspetto migliore.

Sono arrivato ai piedi del monte Aviolo a 2300m, dopo averlo scalato in dinamica ho agganciato un 3,9 m/s che mi ha portato in base a 3800m. Mentre salivo guardavo indietro per capire se valesse la pena continuare, oppure se fosse stato meglio tornare verso casa. Sul versante nord della Valtellina si stavano formando nuovamente i cumuli, a indicare che quella fase di sbarramento stava finendo. Decisi di continuare verso il punto di virata, avrei impiegato ancora un’ora per ritornare sopra Edolo e il cielo verso casa sarebbe stato sicuramente meglio.

Passare il passo del Tonale è stata una passeggiata, sono restato sotto la linea dei cumuli, anche se sotto certi nevicava. Dopo due giri in una termica per tenere la base, sono partito direttamente fino all'ultimo punto di virata.

Alle 1620 ho sorvolato Folgarida a 2900m, era chiusa anche la terza leg di 209km, volati con una velocità media di 96km/h. La copertura mi aveva rallentato un po’, ma non mi ha fatto mollare. Avevo ancora 410 km da volare entro il tramonto. Tolto il primo segmento, volato troppo lentamente, stava andando tutto secondo i piani.

Inizialmente volevo continuare ancora un pezzo verso est per allungare ulteriormente la terza leg OLC, ma decisi di tornare indietro e di seguire il tema dei 750km. Non mi interessava solo la distanza, necessaria per il diploma, ma anche la velocità media alla quale avrei chiuso la task. Prima di passare il Tonale sono salito a 3200m, poi ho puntato direttamente il monte Aviolo. Là dov’ero salito così bene in precedenza, c’era solo un 2,7 m/s così a 3300m decisi di attraversare verso il passo dell’Aprica.

La copertura sopra la Valtellina era svanita e c’era nuovamente il sole. Per non commettere l’errore che avevo fatto sul secondo segmento, appena arrivato sui pendii decisi di salire in base a 3200m, e di continuare seguendo la cresta principale delle Orobbie. Portava così bene che secondo le statistiche, ho volato a 145km/h con un efficienza di 58, non ho più  dovuto girare fino al monte Lago, dove  sono salito a 3200m, con un altro termicone da 3,9m/s.

Dopo tre giri al Legnone a 2800m ho attraversato il lago di Como verso il Ticino. Davanti a me, alle 1730, si vedevano ancora dei rovesci portati dal vento, in Svizzera c’era ancora tanta ombra, ma osservando bene in lontananza si poteva vedere una nuova massa d’aria. Ho interpretato quella zona di cielo sereno come l’arrivo del vero vento, quello che serviva a me e che adesso doveva cominciare ad aiutarmi.

Cercavo la dinamica, non volevo più girare, volevo semplicemente volare dritto e veloce, ma le ascendenze mi sembravano più deboli rispetto a prima. Non trovando forti valori decisi di girare poco, e di volare direttamente verso il Gridone.

Sorvolando il Gridone ho completato il primo obbiettivo, dopo 8 ore e 18 minuti la task di 763km era finalmente chiusa. La velocità media di 92km/h è stata sfortunatamente penalizzata dal primo segmento, secondo le statistiche ho volato per tutto il resto del tema  con una media superiore ai 96km/h.

Sono entrato nella nuova massa d’aria. Il vento tra il monte Rosa e Domodossola era presente, esattamente come previsto dai modelli meteorologici, tuttavia per me i pendii non tiravano ancora abbastanza. Non avendo trovato molto al Gridone decisi di attraversare direttamente al Togano. A 2000m non potevo più continuare, così prima di attraversare verso ovest e entrare nella valle di Bognanco, decisi di salire fino a 2600m, accontentandomi di quello che c’era.

Il vento da nord si stava manifestando in modo molto negativo. La nuova massa d’aria era molto turbolenta e discendente, soprattutto nella vicinanza delle grandi montagne. Attraversando la valle d’Ossola, persi troppa quota, non potevo più continuare verso ovest. Ho tentato di tutto prima di gettare la spugna e scappare con la coda tra le gambe.

Amaramente si era chiusa la 4° leg OLC di 204km, la più veloce del volo, volata con 108km/h. Stavo cominciando a recuperare il tempo perso la mattina, ma non potevo rallentare proprio adesso, erano già le 1810 e davanti a me avevo ancora 200km da volare entro il tramonto. Sui pendii del Togano a 1600m ho trovato qualcosa per salire. In basso la dinamica cominciava veramente a funzionare e il vento stava cominciando a rinforzarsi. Sono salito a 2400m prima di partire verso il Gridone, dovevo tornare ancora in Valtellina e volevo tornarci il più in fretta possibile per poter sfruttare le ultime termiche e per tornare in Ticino senza grossi problemi. Non potendo percorre per intero la valle di Bognanco, persi 20 km facili.  Mi sarei dovuto aspettare una situazione del genere, era molto simile alla condizione del 20 giugno, peccato che li c’erano anche dei forti rotori. Chiaramente non dovevo più pensarci.

Ritornare in Valtellina era previsto, ma quanto avrei dovuto volare ancora verso est? Grazie a XCSoar ho potuto calcolare sopra che punto dovevo girare, per chiudere i mille con l’atterraggio a Locarno. La conferma definitiva al presentimento iniziale era Sondrio. Perché tornare direttamente a Locarno? Molto semplicemente, visto che non restava molto tempo per volare dopo i 1000km, volevo chiudere il sesto segmento con l’avvicinamento all’aeroporto, per rispettare gli orari del tramonto. I cumuli stavano sfumando lentamente, così come la concentrazione. Il tempo stava anche per finire, e questa pressione unita alla stanchezza mi faceva accelerare, nella mia testa ormai esisteva solo il concetto del prossimo pendio tira meglio.

Dopo 30 minuti ero nuovamente sopra il lago di Como, non riuscivo più ad analizzare la meteo e planavo da costone  a costone. Arrivato al Legnone il pendio portava, ma non era abbastanza forte per fermarsi a salire, decisi di considerarlo una via di fuga, ovvero il mio motore per tornare in Ticino. Continuando sui costoni, la dinamica era molto debole o c’era discendenza, così non potevo continuare decisi di scappare ancora. Ma qualcosa era cambiato, non avevo ancora capito cosa fino a quel momento, la discendenza sui pendii indicava un rotore. Prima di abbandonare definitivamente la leg ho lasciato i costoni in direzione del centro valle, e li che mi aspettava 3.2 m/s di salita.

Mi sembrava sprovveduto continuare verso est vista la stanchezza, così riprogrammai nuovamente XCSoar. Ora dovevo capire, quanto ancora avrei dovuto volare in Valtellina, per chiudere i mille sorvolando Domodossola. Non ero ancora sicuro di aver tempo per tornare a Locarno rispettando i limiti delle efemeridi, così valutai la possibilità di atterrare a Masera. Ormai c’ero quasi, 998km, decisi di leggere 1003km prima di girare, per essere sicuro ed evitare di dover volare ulteriori allungamenti.

Alle 1910 il quinto segmento era chiuso, avevo ancora 80 minuti prima del tramonto per fare gli ultimi 100km e per ritornare a Locarno.  Senza perdere tempo ho messo il naso in direzione della Svizzera. Ho seguito una linea portante, lontana dal pendio, che mi ha permesso di salire fino a 2800m, prima di attraversare l’ultima volta il lago di Como. Ho attraversato tutto il Ticino senza una curva e al Gridone sono salito a 2400m prima di continuare verso il Togano.

Non volevo più ripetere l’errore della quarta leg, quindi prima di attraversare la valle d’Ossola sono salito a 3000m. Volevo volare tutta la valle di Bognanco, per mettere un po’ di margine, nel caso OLC avesse “accorciato” i segmenti, o nel caso XCSoar mi avesse preso in giro. 

Dopo aver sorvolato Masera sono entrato in un’onda inaspettata, senza fermarmi e senza esitazione, ho continuato direttamente  nella discendenza fino alla fine della valle, sfruttando al meglio l’ultima occasione di aggiungere qualche chilometro al volo.

Alle 2016, con la virata sul pizzo Montalto, l’ultimo segmento era concluso e così anche il volo di 1006km, durato 11 ore e volato con 90km/h di media. L’opzione di atterrare a Masera era accantonata, il tempo era ancora sufficiente per tornare a casa. 

La parte sportiva era finita, adesso non restava altro da fare che godersi il panorama e planare a Locarno. Tirando al massimo lungo i pendii, ma rispettando l’arco giallo, in meno di 20 minuti avevo l’aeroporto in vista.

Il sole era ormai sparito dietro le montagne, alle 2043 ho toccato terra. La magia era finita e il volo era ormai un bel ricordo. Senza perdere un attimo e prima di esultare, ho caricato il mio volo in OLC.

Non riuscivo a crederci. Ho dovuto guardare il volo in OLC più volte, anche il giorno dopo, per poter convincermi che avevo volato per più di 1000km senza motore e per di più con un aliante “non adatto” a un impresa così grande.

Crederci fino in fondo è stata la chiave del successo di questo volo, avrei potuto decidere di mollare in diverse occasioni, ma non l’ho fatto. Ma il successo e l’esecuzione di un volo non dipendono solo dalla nostra volontà, ci sono fattori che non possiamo influenzare, come le condizioni meteo. Tuttavia grazie ad una buona pianificazione, un ragionamento a varianti e una capacità di adattamento, è possibile cambiare il destino di un volo.

 

Partire presto e tornare tardi, mi hanno permesso quest’anno, di aumentare la durata e la distanza dei voli, ma non solo mi hanno permesso anche di imparare a spostarmi sfruttando le ascendenze deboli della mattina e della sera e ad aumentare la resistenza fisica. I voli da Alzate durante i campionati italiani hanno aumentato la mia fiducia per quanto riguardava la dinamica in Valtellina e sul lago di Como, ma non solo, mi hanno permesso anche di conoscere un nuovo aeroporto nel caso fossi stato dirottato verso sud.

 

Un punto da migliorare è l’ ”auto programmazione meteorologica”, le onde non esistevano nel mio programma, ebbene se mi fossi svegliato prima, o se fossi stato pronto mentalmente avrei potuto cambiare ancora più in positivo le sorti del volo.

 

 

Dopo ogni volo nascono nuovi obbiettivi e dopo grandi voli nascono obbiettivi altrettanto grandi. Questo giro mi ha fatto capire quanto sia grande un volo di 1000km e mi ha confermato che tipo di condizioni meteo servano. Mi sento pronto a provare i mille dichiarati su tre punti per ottenere un altro diploma, l’obbiettivo sarebbe di fargli con lo Standard Cirrus e di ampliare il mio raggio d’azione oltre Bolzano o oltre Torino.

Un piccolo tra i grandi

Non sono un tipo da classifiche eppure anche questa volta l’index mi aveva regalato una grande soddisfazione. Con 1035 punti ero in cima al daily ranking di OLC. È stato un grande onore per me essere davanti a tutti i grandi nomi, i cui voli mi sono stati di grande ispirazione per mettere le basi in questi anni di volo.

Il volo oltre ad essere valido per il diploma dei 750km è stato il decimo migliore della Alpi e il secondo migliore a livello Svizzero.

E poi siete arrivati voi...

…con i vostri Like, messaggi, commenti, e-mail, condivisioni e complimenti avete reso l’impresa e il successo ancora più fantastico. Non posso far altro che ringraziarvi ancora una volta e augurarvi pieno successo nella stagione di volo 2017. Immagino che solo i piloti più sfegatati siano arrivati a leggere fino a qui J J J.

Per concludere

Volare è magnifico. Raggiungere obbiettivi maturati e pianificati, nonostante la loro impossibilità è soddisfacente. Mescolare entrambi rende il volo a vela una disciplina eccezionale. Un pilota non finirà mai di imparare e grazie alla sua fantasia e immaginazione non eseguirà mai due voli uguali. Condividere ricordi, emozioni, decisioni, fotografie permette di motivare i nuovi piloti a lanciarsi in questo sport.

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